Sindrome dell’ovaio policistico: perdere peso migliora i sintomi

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Sindrome ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico è la più comune endocrinopatia responsabile di infertilità. Ne soffre il 5-15% delle donne in età riproduttiva e si accompagna ad importanti alterazioni metaboliche. Non esistono dei trattamenti risolutivi, ma una terapia adeguata ne migliora i sintomi.

Come si manifesta?

La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia multifattoriale. Cause genetiche ed ambientali sono corresponsabili. La sintomatologia è varia, ma le manifestazioni più comuni sono obesità, irregolarità del ciclo mestruale sino all’assenza della mestruazione per più di tre mesi, irsutismo ed acne. Ai casi più gravi si alternano pazienti nelle quali vi è il solo riscontro ecografico di cisti ovariche.

Uno dei meccanismi alla base della malattia è l’aumentata resistenza delle cellule all’insulina. Ciò è verosimilmente dovuto ad un difetto dei meccanismi di comunicazione intracellulare. Il ruolo dell’insulina è confermato dal miglioramento delle manifestazioni cliniche in seguito all’assunzione di farmaci insulino-sensibilizzanti.

La resistenza insulinica gioca un ruolo fondamentale

La resistenza insulinica induce un incremento non fisiologico della concentrazione di insulina nel sangue. Essendo un ormone, l’insulina ha effetti sul metabolismo di tutto l’organismo. Uno di questi è l’aumento dei livelli sierici di testosterone responsabile dei segni dell’iperandrogenismo (irsutismo, alterazioni del ciclo mestruale ecc.).

La diagnosi si formula sulla presenza di amenorrea secondaria e/o oligomenorrea, segni clinici o biochimici di iperandrogenismo, cisti all’ecografia ed assenza di ulteriori patologie. Il riscontro di almeno due criteri conferma la diagnosi.

La terapia dell’ovaio policistico è complessa, ma in linea generale i fattori che agiscono sulla resistenza insulinica migliorano le manifestazioni cliniche. Ripristinare una corretta attività fisica ed una sana alimentazione riduce la circonferenza addominale, migliora il profilo endocrino e lo stato di fertilità della donna.

Il myo-inositolo ha un ruolo nei meccanismi di segnalazione legati all’insulina

Una molecola promettente è il myo-inositolo. Esso ha un ruolo importante nei processi cellulari mediati dall’insulina.

L’assunzione di myo-inositolo, assieme alle terapie standard stimolanti l’ovulazione, ha restituito negli studi clinici una migliore risposta terapeutica. La somministrazione di un’altra molecola della famiglia degli inositoli, il d-chiro-inositolo, ha determinato un abbassamento dei livelli sierici di testosterone ed un miglioramento dell’iperandrogenismo.

Ridurre il peso migliora i sintomi

Si è osservato che il myo-inositolo migliora la propria azione se somministrato assieme a molecole che hanno un effetto sinergico. Nello specifico, il glucomannano ha dimostrato avere importanti azioni metaboliche. Si presenta come una polvere altamente viscosa che disciolta in un bicchiere d’acqua diviene una gelatina. L’effetto “massa” all’interno dello stomaco promuove il senso di sazietà.

Il glucomannano, inoltre, rallenta l’assorbimento degli zuccheri riducendo il picco glicemico post-prandiale. La sua efficacia sul lungo termine è dimostrata nei pazienti diabetici ove si osserva anche il calo dei livelli di glicemia basale e LDL sierici.

L’integrazione di myo-inositolo, d-chiro-inositolo e glucomannano migliora l’outcome delle donne affette da sindrome dell’ovaio policistico. Nello specifico, l’assunzione di 4 g/die di glucomannano è correlata ad un miglioramento del profilo lipidico. Inoltre, la somministrazione di 3 g/die coadiuva la perdita di peso nel contesto di una dieta ipocalorica ed una buona attività sportiva.

Conclusioni

La sindrome dell’ovaio policistico è una endocrinopatia che causa infertilità in seguito a complesse alterazioni metaboliche. La malattia può incidere in maniera determinante sulla vita della donna causando infertilità. La terapia è complessa e non tutte le donne rispondono nella stessa maniera. L’assunzione di myo-inositolo e d-chiro-inositolo, assieme al glucomannano, si sta dimostrando essere un promettente presidio terapeutico efficace per contrastare tale patologia.

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